Eredità e successione dei beni

PERDO LA PENSIONE DI REVERSIBILITÀ SE RINUNCIO ALL’EREDITÀ?

La pensione di reversibilità è definita, tecnicamente, come una pensione dovuta ai superstiti del pensionato (in primo luogo coniuge e figli a carico), i quali hanno il diritto di chiedere che la pensione, originariamente erogata al defunto, sia indirizzata e liquidata in loro favore.

Ciò premesso, se hai deciso di rinunciare all’eredità del tuo coniuge poiché risulta colma di debiti (e tu non vorrai certamente avere problemi con i suoi creditori!), potrai, in ogni caso, avanzare domanda per ottenere la reversibilità, senza che ciò comporti la revoca della rinuncia.

 

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Quali sono i debiti che non passano agli eredi?

 

Il chiamato all’eredità che accetta il patrimonio ereditario diventa titolare dei crediti, ma anche dei debiti, lasciati dal defunto dopo la sua morte.

Solo con la rinuncia dell’eredità si può bloccare questa sgradevole conseguenza, dovendo rinunciare, però, ad ogni altro bene presente nell’asse ereditario.

Devi sapere, però, che fortunatamente non tutti i debiti del defunto passano in successione.

Pertanto, conoscere quelle che sono le tipologie di debiti che non si trasmettono agli eredi, ti consentiranno dicapire se sia opportuno, o meno, accettare l’eredità.  

 

 

span style="font-size: 14pt;" /><strong>1) Alimenti e mantenimento</strong></span></h2> <p> </p> <p>Anzitutto, per legge, l’erede non subentra al defunto nei <strong>rapporti personali</strong> fra cui, per esempio, l’obbligo di corrispondere gli <strong>alimenti al coniuge</strong> divorziato o separato.</p> <p>Pertanto, un figlio che accetta l’eredità del padre non è tenuto a pagare gli alimenti all’ex moglie del genitore defunto, dal giorno dopo in cui lo stesso è deceduto. Anzi, se i pagamenti sono proseguiti dopo il decesso, l’ex moglie è tenuta alla restituzione delle somme percepite, non più alla stessa dovuta.</p> <p>Tuttavia, se l’ex moglie è anche la madre dell’erede ed è del tutto priva di altri mezzi di sostentamento, il tribunale potrebbe stabilire che l’erede sia comunque tenuto a mantenerla e a versarle i cosiddetti “<strong>alimenti</strong>”. Gli alimenti, infatti, spettano sempre ai familiari più prossimi in caso di loro grave difficoltà economica tale da mettere a rischio la stessa sopravvivenza; per cui, in assenza del marito, a dover provvedere alla madre sarà il figlio.</p> <p>La madre può cioè citarlo in tribunale affinché venga costretto a versarle delle somme necessarie a vivere in proporzione alle sue capacità economiche.</p> <p> </p> <p>Differentemente l’assegno di <strong>mantenimento</strong>deve essere versato dagli eredi al coniuge superstite. Infatti, se l’ex coniuge era stato obbligato a versare l’assegno divorzile all’altro coniuge, gli eredi dovranno continuare a rispettare tale obbligo nei limiti dell’eredità percepita, tenendo conto dell’eventuale stato di necessità in cui versa il coniuge superstite.</p> <p>Su accordo delle parti, ovvero coniuge divorziato ed eredi, l’assegno può essere liquidato in un’unica soluzione.</p> <p>Il coniuge superstite divorziato perde il diritto al mantenimento se contrae nuovo matrimonio.</p> <p> </p> <h2><span style="font-size: 14pt;"><strong>2) I contratti personali</strong></span></h2> <p>Se"il defunto aveva in corso un contratto con un’altra persona non è detto che gli eredi lo debbano adempiere. Infatti non si trasmettono i <strong>rapporti obbligatori personali </strong>legati alle qualità del soggetto defunto come, per esempio, l’incarico a eseguire una determinata opera.</p> <p><strong> </strong></p> <p><span style="font-size: 14pt;"><strong>3) I debiti di gioco </strong></span></p> <p> </p> <p>Non p"ssano agli eredi neanche le <strong>obbligazioni naturali,</strong> ossia i debiti che derivano da <strong>giochi</strong>o <strong>scommesse</strong>.</p> <p>Rispetto alle obbligazioni naturali contratte dal defunto (come detto, debiti di gioco) la legge non ammette possibilità di recupero di quanto già pagato quando il soggetto era ancora in vita. In altre parole, né gli eredi, né i creditori del defunto potranno chiedere la restituzione delle somme versate, ad esempio, ad un associazione non lucrativa  dal defunto come offerta benevola. E neppure la restituzione dei soldi spesi per saldare i debiti di gioco, salvo che non sia possibile provare l’insussistenza del debito contratto.</p> <h2> </h2> <h2> </h2> <h2><strong><span style="font-size: 14pt;">4) Oneri condominiali</span></strong></h2> <p>Infine, colui che subentra nella pro"rietà di un appartamento di un condomino moroso, anche a titolo successorio, è tenuto al pagamento delle spese condominiali non pagate relative  agli ultimi due esercizi; vale a dire, che il condominio non potrà chiedergli di saldare più di due anni di spese arretrate. È essenziale, però, che l’erede paghi subito questo debito, invero, l’amministratore di condominio, decorsi sei mesi di morosità, ha diritto di chiedere un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo e, subito dopo iscrivere un’ipoteca sull’immobile di proprietà del condomino moroso o addirittura di chiedere che la proprietà della sua abitazione venga venduta all’asta giudiziaria a copertura delle spese condominiali insolute.</p> <h2> </h2> <h2>5) Multe e sanzioni</h2> <p> </p> <p>Infine, non passano agli eredi tutte le sanzioni amministrative e le multe stradali subite dall’erede. Infatti, per legge, tali somme restano solo in capo al diretto responsabile. Ed è così anche per quanto riguarda le sanzioni pecuniarie di carattere penale (ammenda e multa).</p> <p>Se gli eredi hanno ricevuto delle cartelle esattoriali per multe non pagate potranno chiederne lo sgravio.</p> <p>Se invece si tratta di tasse non ancora pagate, da quest’ultime potranno chiedere solo lo scorporo delle sanzioni tributarie mentre il capitale andrà comunque versato.</p> <p>Di contro, sono da pagare tutte le spese processuali per cause civili nella quali il defunto è risultato soccombente, poiché queste costituiscono debiti che si trasmettono agli eredi.</p> <p> </p>"

PER QUALI RAGIONI I GENITORI ACQUISTANO CASA E LA INTESTANO AI FIGLI?

I motivi che spesso inducono i genitori ad acquistare una casa e intestarla ai propri figli, anziché intestarla a sé stessi e poi lasciarla loro in eredità, sono di solito dirette ad evitare un doppio passaggio di proprietà, con pagamento delle conseguenti spese notarili.

Il soggetto che, ad esempio, sta già pensando alla ripartizione del proprio patrimonio, può già disporre dei suoi beni con atti di donazione, in modo che gli immobili vengano così divisi tra gli eredi in modo equo.

Un’altra ragione per cui si acquista casa per intestarla ai figli è di carattere prettamente fiscale. Infatti chi acquista non paga le tasse sulla seconda casa se l’immobile viene intestato a chi casa non l’ha già, e quest’ultimo, peraltro, potrà beneficiare e di determinate agevolazioni fiscali (c.d. bonus prima casa), conseguendo così un notevole risparmio.

Infine, c’è chi intesta la casa ai figli solo per prevenire il rischio di possibili pignoramenti da parte dei creditori: succede agli imprenditori o a chi ha già accumulato redditi e vuol svuotare il conto corrente.

È bene chiarire una cosa molto importante: quando si acquista casa per intestarla ai figli si realizza, a tutti gli effetti, una donazione.

Questa può avvenire in due modi differenti:

  • DONAZIONE DIRETTA

Avviene con un doppio passaggio dal notaio.

Nel primo passaggio, il genitore regala una somma al figlio senza precisare per quale ragione avviene la donazione. Il rito notarile è necessario in quanto la donazione non è di modesto valore (per la quale invece è sufficiente la consegna del denaro senza notaio). L’atto viene registrato all’Agenzia delle Entrate.

Il successivo passaggio è l’utilizzo dei soldi, da parte del figlio, secondo le intenzioni concordate con il genitore, ossia per pagare il venditore della casa. Il vantaggio di questa soluzione è che la donazione è registrata e quindi la contestazione fiscale è più difficile (ne parleremo a breve);

  • DONAZIONE INDIRETTA

Può avvenire in due forme diverse:

  1. a) si bonificano i soldi al figlio affinché questi li versi al venditore della casa. In tal caso, per evitare di dover andare dal notaio e formalizzare la donazione (come invece nella precedente ipotesi), è necessario chiarire, nella causale del bonifico, per quale scopo avviene il passaggio di denaro («donazione per acquisto casa e pagamento costruttore»);
  2. b) oppure si possono bonificare i soldi direttamente al costruttore chiedendo a questi di intestare la casa al figlio. La donazione indiretta è più celere ed economica. Se si esegue l’operazione in modo corretto e tracciabile, ossia con passaggio di denaro tramite bonifico e corretta causale, non ci saranno problemi neanche di tipo fiscale. Attualmente, questa è la forma più utilizzata.

Accertamento dell’Agenzia delle Entrate per l’acquisto della casa intestata ai figli 

Il primo problema nell’acquistare casa e intestarla ai figli è quello di non far scattare il cosiddetto «redditometro», uno strumento che usa l’Agenzia delle Entrate per misurare la corrispondenza del patrimonio dei contribuenti con il reddito da questi dichiarato. Dunque, se, per esempio, una persona risulta titolare di beni di lusso  (case, auto, barche etc.) – il cui acquisto e mantenimento richiede un reddito superiore a quello denunciato annualmente, il contribuente viene chiamato a fornire spiegazioni. In questa sede – che non costituisce ancora un accertamento fiscale – l’interessato è chiamato a dire come si è procurato i soldi per l’acquisto della casa. E qui la prova può essere solo documentale. Chi quindi riceve un immobile grazie ai risparmi dei genitori deve dimostrarlo: con estratti conto che certificano il passaggio di denaro dal conto corrente del padre o della madre a quello del costruttore o del figli, oppure con assegni. Una testimonianza non può fungere da prova. Se in questa fase il contribuente non riesce a convincere il funzionario del fisco, scatta allora l’accertamento fiscale che può essere impugnato davanti alla Commissione Tributaria entro 60 giorni..

Quindi, chi compra casa per intestarla ai figli deve stare molto attento ai passaggi di denaro, documentandoli sempre con gli strumenti tracciabili quali, appunto, i bonifici intestati direttamente al venditore o al donatario o gli assegni non trasferibili. 

LA QUOTA DI LEGITTIMA

Quando si hanno più figli, il rischio di acquistare casa in favore di uno di questi e di lasciare “a mani vuote” gli altri può creare problemi di tipo successorio alla morte del genitore. Gli altri eredi, infatti, potrebbero rivendicare la propria quota di legittima nel caso in cui questa sia stata lesa dalla donazione fatta in vita dal padre o dalla madre. Ciò succede però solo quando il genitore “dona” l’immobile al figlio, sia che si tratti di donazione diretta o indiretta. La conseguenza è che gli altri eredi possono, un giorno, recuperare la casa per dividerla tra loro (entro 10 anni dall’apertura della successione o entro 20 dalla donazione).

Per risolvere il problema spesso si simula una vendita o si subordina il passaggio di proprietà all’obbligo per il figlio di assistere il genitore fino alla morte.

Se nel primo caso è sempre possibile accertare la simulazione (si pensi a quando non c’è alcun trasferimento di denaro), nel secondo caso l’atto è contestabile quando il genitore è troppo anziano o gravemente malato (manca infatti la controprestazione del figlio di prestare assistenza).

Per evitare contestazioni bisognerebbe allora far in modo di avere già un progetto di divisione del proprio patrimonio che non scontenti nessun legittimario (coniuge, ascendenti o figli). Oppure, in alternativa, far firmare a questi in anticipo una rinuncia alla contestazione della donazione. 

 

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Rapporto di fatto: cosa accade se muore uno dei conviventi

È noto che cosa succede in termini di eredità quando muore un coniuge (chi non lo sa visiti il nostro sito www.lazzari-ripa.eu).

Ma se due persone costituiscono una coppia di fatto, quali sono gli effetti derivanti dal decesso di uno dei conviventi? 

In particolare, occorre chiedersi: quali diritti ha il superstite sulla casa o sulla pensione di reversibilità oppure, ancora, sul Tfr del partner defunto? Come viene disciplinata la successione? Il compagno in vita può usufruire di un permesso lavorativo per lutto anche se si trattava di una coppia di fatto ?

Con questo articolo cercheremo di dare risposta a tutti questi interessanti interrogativi.

 In quali casi si perde il diritto all’eredità?

Più volte, è capitato che Clienti dello Studio Lazzari - Ripa, piuttosto preoccupati, mi abbiano posto la seguente domanda: l’avvocato, quando si perde l’eredità? 

Bene, nonostante non possano essere diseredati il coniuge, i figli, i genitori e i nipoti, se non in casi eccezionali, c’è chi adotta un comportamento scorretto anche davanti alla morte, tentando di falsificare o nascondere i testamenti oppure serbando una condotta illegittima nel confronti del testatore.

Dunque, diverse sono le situazioni in cui anche l’erede legittimo può perdere la propria quota di eredità e non solo in casi collegati a condotte vietate dall’ordinamento.

Ma procediamo con ordine e vediamo quando è possibile perdere il diritto all’eredità.

Perde l’eredita:

1) chi nasconde il testamento

Anzitutto, il caso più frequente è quello di chi nasconde il testamento del defunto che per lui è sfavorevole.

Immaginiamo, ad esempio, che una persona faccia un testamento e, in esso, destini la casa di grosso valore al figlio più grande mentre al più piccolo riservi un terreno dal  prezzo contenuto. Poco prima di morire, però, il padre riscrive il testamento e inverte i beni, assegnando al figlio minore l’immobile pregiato e al primogenito quello meno costoso. Bene, in questo caso la legge stabilisce che il testamento successivo revoca quello precedente. Se però il figlio maggiore dovesse riuscire a individuare e nascondere il secondo testamento, senza che gli altri eredi se ne accorgano, egli succederà sulla base del primo atto e quindi otterrà la casa pregiata.

Dunque, una prima ipotesi in cui si può essere tentati di nascondere un testamento è per far applicare quello precedente.

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