Può un italiano circolare in Italia con un vettura a targa straniera?

Targhe straniere: quali regole?

Il codice della strada afferma che i veicoli immatricolati in paesi diversi dall’Italia e di proprietà di cittadini residenti in Italia (anche con nazionalità diversa da quella italiana) possono circolare nel nostro Paese al massimo per un anno. Dopo un anno, i veicoli con targa straniera devono essere immatricolati nuovamente con targa italiana.

Altro caso è quello in cui il proprietario di un veicolo con targa straniera non è residente in Italia, ma in un qualsiasi Paese della Comunità europea: se il suo veicolo è immatricolato nello stesso Stato di residenza, la circolazione è permessa in Italia ed in tutta la Comunità Europea senza limiti temporali.

Se il proprietario di un veicolo con targa straniera risiede in un Paese extra-europeo, il veicolo può circolare in Italia per non più di sei mesi.

 

Sono queste le regole di base riguardati la circolazione dei veicoli con targa estera in Italia.

Pertanto, alla domanda «Posso circolare liberamente in Italia con un’auto immatricolata all’estero?», la risposta è sì, ma entro limiti temporali ben definiti: come detto, è necessario provvedere alla reimmatricolazione in Italia dei veicoli stranieri entro un anno. Chi non procede all’iscrizione al Pra (Pubblico Registro Automobilistico) entro 12 mesi dall’ingresso del mezzo, rischia sanzioni fino a 335 euro. Chi è residente in Italia e circoli con auto straniera, se non ha con sé la completa documentazione che attesti la regolarità della macchina, verrà sanzionato con ritiro della carta di circolazione.

Targhe straniere: perché?

Dietro una targa straniera di un’auto che circola in Italia può nascondersi un intento truffaldino. Avendo un’auto formalmente immatricolata nel registro automobilistico di un altro paese, infatti, si evitano di pagare tutte le tasse italiane che pesano sul possessore di una vettura. Come? Accedendo ad assicurazioni RCA spesso molto meno costose delle corrispettive italiane. E non è tutto, dato che altro vantaggio è quello di risparmiare anche in termini di multe, a seconda di chi compila il verbale. Se a farlo è stata la Stradale è più facile che la multi arrivi all’estero perché la Polizia ha i contatti di tutti gli uffici di collegamento dei diversi Paesi, potendo risalire al multato. Discorso diverso se la multa è stata inflitta dalla Municipale, che riesce a mettersi in contatto solo con alcuni Stati e che non sempre riesce ad ottenere i dati del destinatario. Non solo: il versamento della somma è a discrezione dello straniero, affidato totalmente al suo senso civico, non essendo previste sanzioni in caso di mancato pagamento come, ad esempio, un fermo amministrativo per stranieri.

Targa straniera in Italia: cosa rischio?

Ma, a fronte della questione risparmio, non si può non tener conto dell’altra faccia della medaglia: come detto in apertura, l’intestatario che non sia individuo di nazionalità estera deve entro un anno regolarizzare presso la motorizzazione l’immatricolazione in Italia, pena sanzioni severe. Cosa che viene bypassata intestando il veicolo proprio ad altra persona straniera. Ma, così facendo, se malauguratamente si venga coinvolti in incidenti o sinistri stradali con auto assicurate in Italia e ci si trovi dalla parte del torto, si deve pagare il danno di tasca propria; nel caso di incidenti mortali il massimale di rischio arriva a sfiorare cifre astronomiche, fino al milione di euro. Facile intuire, poi, che in casi di questo genere c’è praticamente la certezza di venire scoperti, quindi, oltre al risarcimento danni stratosferico, bisognerebbe fare i conti con il processo e tutto quelli che ne verrà. E non solo: utilizzando i meccanismi di cui si è detto, si commette un reato vero e proprio, la truffa ai danni dello Stato, punito con la pena della reclusione da uno a cinque anni e della multa da 309 a 1.549 euro.

Targhe straniere: come regolarizzare?

Per evitare tutte le conseguenze in cui si è detto, il modo c’è: immatricolare l’auto estera. E lo si può fare in due modi:

  1. presso la Motorizzazione Civile, iscrivendo poi il veicolo al Pra;
  2. facendo una richiesta allo Sportello Telematico dell’Automobilista (Sta).

Si tratta di procedure entrambe valide sia per veicoli nuovi, che per veicoli usati, ma che differiscono a seconda che la vettura sia di origine Ue o extra-Ue: in quest’ultimo caso, non si può fare richiesta alla Sta.

In caso di auto prodotta in Paese Ue, per immatricolarla presso gli uffici della Motorizzazione civile, occorre:

  • valutare l’idoneità del mezzo, esaminando tutti i documenti relativi alle caratteristiche tecniche dell’automobile e agli adempimenti Iva;
  • il rilascio della carta di circolazione;
  • l’iscrizione al Pra entro 60 giorni dalla consegna della carta di circolazione. Per farlo serve:
    • il certificato di conformità europeo con omologazione italiana, o certificato di conformità europeo accompagnato dalla dichiarazione di immatricolazione prodotta dalla casa costruttrice;
    • la dichiarazione di proprietà con firma autenticata (se l’intestatario del veicolo coincide con il proprietario all’estero);
    • l’atto di vendita con firma autenticata da un notaio (se l’intestatario del veicolo non coincide con il proprietario all’estero);
    • la fotocopia del documento d’identità dell’acquirente;
    • il certificato di residenza dell’acquirente o dichiarazione sostitutiva di certificazione, se la residenza non sia riportata sul documento presentato;
    • il modello NP2D compilato (disponibile online);
    • la fotocopia della carta di circolazione rilasciata dalla Motorizzazione Civile;
    • se l’acquirente è una persona giuridica (una società di capitali, società di persona, associazione, ecc…) certificato della camera di commercio in bollo, o una dichiarazione sostitutiva resa dal legale rappresentante della società che attesti la sede di quest’ultima.

Tutti i documenti dovranno essere in lingua italiana e certificata conforme da un traduttore consolare (ufficiale), a meno che non ci siano accordi bilaterali tra i Paesi coinvolti che non indichino diversamente.

Se il Paese in cui è stata prodotta la vettura è un Paese appartenente al mercato europeo comune (Ue più Linchestein, Norvegia e Islanda), è possibile fare richiesta di immatricolazione dell’auto estera direttamente allo Sportello Telematico dell’Automobilista, avendo a disposizione:

  • fotocopia del documento d’identità;
  • carta di circolazione estera (se il veicolo è usato);
  • dichiarazione sostitutiva di certificazione di residenza (qualora il documento d’identità non lo riporti);
  • modello NP2C se l’iscrizione al Pra avviene con istanza dell’acquirente;
  • modello NP2D nel caso in cui venga redatto l’atto di vendita (con firma del venditore autenticata da un notaio e in bollo);
  • dichiarazione di conformità/certificato di conformità europeo con omologazione italiana;
  • domanda su modulo TT 2119 compilato e firmato dall’acquirente;
  • dichiarazione sostitutiva del legale rappresentante per confermare la sede della persona giuridica (se l’acquirente è una società di capitali, di persone, un’associazione, ecc…).
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