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Chi ha troppi debiti da non potervi fare fronte ha sempre visto il tribunale come il patibolo. Non ha mai pensato che, invece, potesse essere proprio la soluzione per togliersi dai guai. La possibilità che un giudice cancelli i debiti del cittadino con una semplice firma è stata introdotta nel 2012 con la famosa legge sul sovraindebitamento, a tutti meglio nota forse come «legge salva suicidi» o «fallimento del consumatore» . Grazie ad essa, famiglie ed imprenditori che non riescono a far fronte alle proprie obbligazioni e non hanno sufficienti redditi per pagare trovano un modo per ripartire da zero e cancellare il passato. Finanziarie, carte di credito, mutui e rinegoziazioni, cartelle di pagamento e rateazioni troppo gravose, ipoteche e minacce di pignoramenti: con la legge “salva suicidi” è spesso possibile trovare un rimedio a tutte questo.

Chiaramente, si tratta di un beneficio a cui non può accedere chiunque – facile altrimenti sarebbe firmare contratti e poi sottrarsi ai propri impegni – ma solo chi si è indebitato non per propria colpa (ad esempio ha perso il lavoro o ha subito un tracollo imprevisto dell’attività d’impresa) e, anche lavorando per una vita intera, non avrebbe la possibilità di coprire il debito. Insomma, la legge sul sovraindebitamento serve ad accontentare un po’ il creditore (che, altrimenti, pur col ricorso al tribunale non riuscirebbe a ottenere tutti i propri soldi), sia il debitore (che, altrimenti, vivrebbe per sempre con una spada di Damocle gravosa). A queste condizioni, il giudice può cancellare i debiti; in determinati casi lo può anche fare nonostante il dissenso dei creditori. Non parliamo di uno sconto o di una semplice dilazione. C’è chi ha ottenuto un taglio del 70%, trovandosi poi tenuto a pagare solo il residuo 30% e chi, “meno fortunato”, ha avuto uno sconto pari alla metà del debito. Mica poco se si considera che, prima di questa legge, i debiti non solo potevano rimanere a vita ma passavano anche agli eredi e non c’era modo di liberarsene (salvo l’inerzia del creditore avesse comportato la prescrizione del diritto). Oggi, invece, con la legge sul sovraindebitamento il debitore può dire “basta”. Vediamo dunque come funziona questo meccanismo, quali sono le condizioni per accedervi e quando, materialmente, il giudice può cancellare i debiti.

Chi può avvantaggiarsi della legge sul sovraindebitamento?

 

A poter accedere ai benefici della legge salva suicidi sono un gran numero di soggetti. In primo luogo tutti i consumatori, ossia coloro che hanno contratto obbligazioni non nell’ambito della propria attività lavorativa. Parliamo quindi di chi ha firmato la finanziaria per l’acquisto di una televisione o di un’auto per la famiglia; di chi ha sottoscritto un contratto con una banca per una carta di credito, di chi ha firmato il mutuo per la casa ma poi non è riuscito a pagare, di chi non ha pagato multe, bollo auto ed altre imposte sui redditi ed ha ricevuto le famigerate cartelle esattoriali.

 In secondo luogo possono usufruire della legge salva-suicidi tutti gli imprenditori, ma solo quelli che non rientrano nei requisiti della legge fallimentare ossia che non possono fallire.

Quindi, può ad esempio usufruire della legge salva suicidi l’agente di commercio, la società semplice, il socio illimitatamente responsabile di una società cessata da oltre un anno, il piccolo artigiano, l’idraulico o la ditta di riparazioni edili di piccole dimensioni, basata prevalentemente sul lavoro dei suoi stessi soci. Anche il professionista (pure quello organizzato in associazione con altri professionisti) può accedere alla legge salva-suicidi poiché non esercita un’attività imprenditoriale.

In sintesi, i beneficiari della legge sul sovra indebitamento sono:

 

Quali sono i requisiti per usufruire della legge salva-suicidi?

Il debitore deve essere meritevole. Significa che non si deve essere indebitato per propria colpa, sapendo cioè che non avrebbe mai potuto adempiere. Il debitore non deve aver assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere o abbia colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali.

Come si ottiene la cancellazione dei debiti dal giudice?

Sono tre i modi per liberarsi dai debiti disciplinati dalla legge 3 del 2012. Nella prima, detta «piano del consumatore» non è necessario il consenso dei creditori e il debitore si rivolge direttamente al giudice per la decurtazione delle sue passività. Nella seconda, invece, chiamata «accordo coi creditori», è necessario il consenso del 60% dei crediti complessivi. Nella terza invece si raggiunge, concordemente, un programma di liquidazione di determinati beni del debitore e col ricavato i creditori si soddisfano. Sicuramente il primo metodo è il migliore perché non passa dal nulla osta dei creditori, ma vi può accedere solo il consumatore e il debitore civile, mentre per tutti i debiti contratti con l’attività commerciale o per quelli misti (sia come consumatore che per l’attività commerciale) c’è solo la via dell’accordo coi creditori.

Per quali debiti è possibile la cancellazione?

La legge non dice quale deve essere la fonte del debito. È più che altro l’entità a rilevare. Si può quindi trattare di banche, finanziarie, fornitori, pubblica amministrazione, Agenzia Entrate ed Agenzia Entrate Riscossione. Anche il condominio può rientrare tra i creditori.

A quanto devono ammontare i debiti?

Alla procedura di sovraindebitamento non può accedere chi, ad esempio, non riesce a pagare le rate del mutuo, ma tuttavia ha la casa ipotecata o altri immobili da offrire in garanzia, o chi subisce il pignoramento del quinto dello stipendio e tuttavia ha ancora di che vivere. Si deve trattare di una situazione (per usare le parole della legge) «di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, cioè la definitiva incapacità di adempierle regolarmente».

Si può trattare ad esempio di una situazione di illiquidità, in cui il debitore non è in grado di far fronte ai debiti scaduti o di imminente scadenza, nonostante il patrimonio possa avere un valore superiore all’esposizione debitoria ma non sia liquidabile in tempi brevi, né appaia possibile fare ricorso al credito di terzi, concedendo garanzie sul patrimonio non liquido. Si pensi al caso di chi, pur avendo una casa di proprietà, non saprebbe altrimenti dove andare a vivere e comunque detto immobile non è facilmente vendibile.

Inoltre lo squilibrio non deve essere temporaneo ma «perdurante». L’esempio tipico del debitore che può ottenere l’accesso alla legge salva - suicidi è quello di chi abbia subito eventi traumatici sul reddito come il licenziamento, la chiusura dell’attività o la perdita delle commesse, una separazione con l’ex coniuge, una malattia grave che gli impedisce di lavorare, la perdita di alcuni beni (ad esempio la distruzione della casa per un incendio o un terremoto).

Ma vi è spazio anche per quelle famiglie con un’elevata propensione di spesa (consumi e/o investimenti) che lascia intendere una eccessiva fiducia nelle capacità reddituali presenti e soprattutto future.

Quali sono gli effetti della procedura?

L’effetto principale della procedura è quello di sdebitare il debitore, ossia cancellare tutti i debiti. Una volta approvato e chiuso il procedimento, egli è completamente libero anche per quella parte di debiti che non hanno trovato ingresso nella procedura stessa.