In quali casi si perde il diritto all’eredità?

Più volte, è capitato che Clienti dello Studio Lazzari - Ripa, piuttosto preoccupati, mi abbiano posto la seguente domanda: l’avvocato, quando si perde l’eredità? 

Bene, nonostante non possano essere diseredati il coniuge, i figli, i genitori e i nipoti, se non in casi eccezionali, c’è chi adotta un comportamento scorretto anche davanti alla morte, tentando di falsificare o nascondere i testamenti oppure serbando una condotta illegittima nel confronti del testatore.

Dunque, diverse sono le situazioni in cui anche l’erede legittimo può perdere la propria quota di eredità e non solo in casi collegati a condotte vietate dall’ordinamento.

Ma procediamo con ordine e vediamo quando è possibile perdere il diritto all’eredità.

Perde l’eredita:

1) chi nasconde il testamento

Anzitutto, il caso più frequente è quello di chi nasconde il testamento del defunto che per lui è sfavorevole.

Immaginiamo, ad esempio, che una persona faccia un testamento e, in esso, destini la casa di grosso valore al figlio più grande mentre al più piccolo riservi un terreno dal  prezzo contenuto. Poco prima di morire, però, il padre riscrive il testamento e inverte i beni, assegnando al figlio minore l’immobile pregiato e al primogenito quello meno costoso. Bene, in questo caso la legge stabilisce che il testamento successivo revoca quello precedente. Se però il figlio maggiore dovesse riuscire a individuare e nascondere il secondo testamento, senza che gli altri eredi se ne accorgano, egli succederà sulla base del primo atto e quindi otterrà la casa pregiata.

Dunque, una prima ipotesi in cui si può essere tentati di nascondere un testamento è per far applicare quello precedente.

 

Attenzione però, se si dovesse accertate che una persona, benché erede, abbia nascosto il testamento di un’altra, questa perderà certamente il diritto all’eredità.

2) chi falsifica il testamento

Una seconda ipotesi in cui si perde l’eredità è quando si tenta di falsificare un testamento già scritto.

Si pensi al caso di chi intende aumentare una somma di denaro aggiungendo uno zero oppure chi cerchi di modificare a penna il nome di un successore. Come nell’ipotesi precedente, la legge anche in questo caso prevede la dichiarazione di «indegnità a succedere» che significa,  in altri termini, «perdita del diritto di diventare erede».

Viene equiparato a chi falsifica un testamento chi, pur non avendo compiuto la falsificazione, pubblica intenzionalmente un testamento che sa già essere falso in quanto per lui più conveniente.

Tuttavia, secondo la Suprema Corte di Cassazione, non perde l’eredità colui che falsifica un testamento, ma riesce a provare che il contenuto del testamento  corrispondeva esattamente a quelle che erano le ultime volontà del de cuiuse che era stato da quest’ultimo autorizzato a redigere il suo testamento nell’eventualità che egli non fosse riuscito a farlo.

3) chi costringe il testatore a fare testamento

Altra ipotesi in cui si perde l’eredità è quando si costringe il testatore a fare il testamento in proprio favore oppure, ancora, impedendogli di apportare delle modifiche a proprio svantaggio utilizzando nei suoi confronti della violenza (fisica o psicologica).

Ad esempio, si pensi a chi ricatta il testatore minacciandolo che alla sua morte citerà in giudizio tutti gli altri eredi se non dovesse lasciare in suo favore un dato immobile. 

4) il genitore a cui è stata revoca la potestà genitoriale

Nell’ipotesi in cui il figlio dovesse morire prima del genitore, quest’ultimo non sarà considerato suo erede se un giudice, in precedenza, gli aveva revocato la potestà genitoriale. Ciò accade quando si accerti in giudizio che il padre o la madre avevano assunto spregevoli condotte nei confronti dei figli come, ad esempio, nel caso della violenza fisica.

5) chi commette gravi reati contro il testatore o i suoi familiari

La legge prevede l’indegnità a succedere anche nei confronti di chi perpetra reati, di una certa gravità, nei confronti dello stesso testatore o dei suoi familiari. In particolare si considera “indegno a succedere” colui che:

  1. ha ucciso o tentato di uccidere il testatore o il suo coniuge, i figli, i nipoti o i genitori;
  2. ha commesso, contro tali persone, un fatto al quale la legge dichiara applicabili le disposizioni sull’omicidio;
  3. ha accusato tali persone – pur conoscendone l’innocenza – per reati punibili con la pena dell’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni. È necessario che la calunnia sia stata accertata in giudizio.

6) chi ha ricevuto donazioni dal defunto quando era in vita

Quando viene suddivisa la massa ereditaria, l’erede che ritiene di aver ricevuto di meno rispetto alla “quota minima” che la legge gli riconosce (cosiddetta «quota di legittima») può chiedere che vengano rieseguiti “tutti i calcoli” tra gli eredi, tenendo conto delle donazioni che ciascuno di questi ha ricevuto dal defunto quando ancora era in vita.

Pertanto, se uno dei figli ottiene dal padre dei sostegni economici, quali potrebbero essere, ad esempio, delle somme necessarie per l’acquisto di un immobile, questi non potrà poi rivendicare nulla in sede di divisione dell’eredità se questa è appena sufficiente a garantire agli altri eredi le rispettive quote di legittima. Tuttavia, in questo calcolo non viene considerato l’eventuale comodato dell’immobile; ciò significa, in altre parole, che se il genitore consente ad uno dei figli di usare un suo appartamento, questo vantaggio non va considerato come anticipo della quota legittima.