PERDO LA PENSIONE DI REVERSIBILITÀ SE RINUNCIO ALL’EREDITÀ?

La pensione di reversibilità è definita, tecnicamente, come una pensione dovuta ai superstiti del pensionato (in primo luogo coniuge e figli a carico), i quali hanno il diritto di chiedere che la pensione, originariamente erogata al defunto, sia indirizzata e liquidata in loro favore.

Ciò premesso, se hai deciso di rinunciare all’eredità del tuo coniuge poiché risulta colma di debiti (e tu non vorrai certamente avere problemi con i suoi creditori!), potrai, in ogni caso, avanzare domanda per ottenere la reversibilità, senza che ciò comporti la revoca della rinuncia.

Devi sapere, infatti, che il tuo diritto alla pensione di reversibilità è personale, intrasmissibile, di natura previdenziale e non deve essere confuso con il diritto a ereditare il patrimonio del parente deceduto, proprio perché non ha alcun tipo legame con il fenomeno successorio.

Ricapitolando: se, per qualsiasi ragione, rinunci all’eredità del consorte (o del genitore), ricorda che potrai tranquillamente presentare domanda tesa a conseguire la reversibilità.

Il nostro unico consiglio è quello limitare la richiesta alla pensione di reversibilità; in altre parole, evita di richiedere anche il pagamento delle vecchie rate di pensione, mai erogate o riscosse dal parente defunto, perché in quest’ultimo caso rivendicheresti qualcosa che fa parte della sua eredità e tale comportamento potrebbe, quindi, essere qualificato come “accettazione tacita” dell’asse ereditario, espressamente prevista dall’art. 476 c.c.

 

                                                                                                                                                                                              Avv. Mario Lazzari 

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