Accettare l'eredità sì, ma con le dovute cautele. Il defunto non è sempre lo zio d'America... E, se gli eredi sono minori, è pure obbligatorio. Ecco una esaustiva trattazione di questo istituto poco conosciuto.

Non necessariamente l'eredità porta un arricchimento dell'erede; essa, infatti può anche risultare passiva. Ciò avviene quando le obbligazioni a carico del defunto superano in valore le attività, cioè i beni mobili ed immobili, che, a seguito della successione, vengono trasmesse agli eredi. L'operazione in questo caso non è conveniente e ha serie probabilità di non essere accettata dai soggetti chiamati all'eredità.
 

Ancor più grave sarebbe la situazione degli eredi, che, ignari delle passività dell'eredità, l'accettassero magari allettati dai beni in proprietà del defunto, peraltro di facile individuazione, senza tener conto dei debiti, spesso non facilmente conoscibili da soggetti diversi da chi li ha contratti.
 

Per questi motivi, il legislatore ha previsto una forma particolare di accettazione a favore di quegli eredi prudenti, che prima di accettare, intendano verificare l'effettiva consistenza del patrimonio, di cui sono chiamati ad essere titolari. E' l'accettazione con il beneficio di inventario, cioè ....

La donazione è il contratto con il quale per spirito di liberalità una parte arricchisce un’altra, e come tutti i contratti può sciogliersi nei soli casi previsti dalla legge.

 

Per le sue caratteristiche, però, il legislatore ha predisposto due presupposti in presenza dei quali la donazione, che non sia rimuneratoroia o obnuziale, può essere revocata: 
1) ingratitudine del donatario 
2) sopravvenienza di figli 

Ingratitudine del donatario 
Ai sensi dell’art. 801 c.c., è concesso al donante di revocare la donazione eseguita a favore di colui che abbia attentato alla sua vita, a quella dei suoi discendenti o del coniuge secondo le previsioni di cui all’art. 463 c.c., numeri 1, 2 e 3. La revoca è, altresì, ammessa nel caso in cui il donatario abbia gravemente ingiuriato il donante (è il caso, ad es., del figlio che allontana i propri genitori di casa dopo aver ricevuto in donazione l’intero patrimonio) o gli abbia negato gli alimenti; ipotesi, quest’ultima, ammissibile solo nel caso in cui intercorra tra le parti un rapporto di parentela, affinità o coniugio. 
All’uopo si precisa, che la giurisprudenza ha individuato l’ingiuria grave, quale motivo di revocazione della donazione, in quel comportamento con il quale si rechi all’onore ed al decoro del donante un’offesa suscettibile di ledere gravemente il patrimonio morale della persona, comportando l’espressione di un senti,mento di avversione che manifesti quella ingratitudine, verso chi ha beneficato l’agente, che ripugna alla coscienza comune (Cass. 5-11.90, n. 10614). 
L’ingiuria grave risulta, quindi, connessa ad una valutazione sociale ed etica del comportamento. 
il termine per proporre domanda giudiziale la revoca in caso di ingratitudine è di un anno, che decorre a far data dal momento in cui il donante è venuto a conoscenza del fatto che ne giustifica la proposizione. 

Sopravvenienza di figli 
La revoca per sopravvenienza di figli, la cui ratio è da ricercarsi ...

Al momento del decesso di una persona si apre la successione ereditaria, che può essere legittima, testamentaria o necessaria. I diritti patrimoniali del defunto vengono trasferiti ad altri soggetti che subentrano in tutte le situazioni giuridiche relative al de cuius, sia per le attività, che per le passività.

Al momento del decesso di una persona (de cuius), si apre la "successione ereditaria".
I diritti patrimoniali del defunto vengono trasferiti ad altri soggetti che subentrano in tutte le situazioni giuridiche relative al de cuius, sia per le attività, che per le passività.
Il complesso di norme che regola tale trasferimento si chiama diritto ereditario o successorio e origina due tipi di casi:

  1. la successione a titolo universale. In questo casoil successore, che prende il nome di "erede", subentra nella posizione giuridica patrimoniale del defunto;
  2. la successione a titolo particolare. In questo caso il successore diventa "legatario", in base alla legge o al disposto testamentario, e succede solamente in uno o più rapporti ben determinati.

L'erede, e non il legatario, subentra quindi in tutti i rapporti patrimoniali trasmissibili, ovvero acquisisce anche gli eventuali debiti, ed è legittimato nei processi e nei procedimenti che aveva instaurato in vita il defunto.
Strettamente connessa a tale circostanza è la regola secondo la quale l'eredità deve essere accettata, mentre il legato, migliorando sostanzialmente la posizione giuridica del ricevente, viene acquisito anche senza accettazione, salva facoltà di rinuncia.
Il trasferimento dei diritti patrimoniali può avvenire per legge, cioè secondo quanto stabilito dal Codice Civile, o per TESTAMENTO, cioè secondo quanto stabilito dal deceduto.
Le successioni si distinguono, pertanto, in: LEGITTIME TESTAMENTARIE NECESSARIE ...

Sommario: 1) Introduzione 2) L’Annullabilità A) Assolutezza B) Effetti C) Vizi della volontà D) Incapacità di disporre per testamento E) Incapacità naturale F) Vizi formali non determinanti la nullità G) Annullamento (parziale) di singole disposizioni 3) La Nullità A) Le previsioni del codice civile B) Vizi gravi di forma per il testamento olografo C) Mancata osservanza delle forme prescritte dagli artt. 603, 604, 605 e 619 c.c. D) Incapacità relative a succedere per testamento

 

 

 

Talvolta può accadere che una donazione fatta da un soggetto quando era ancora in vita vada a ledere, alla morte di questo, i diritti degli eredi cd. necessari, ovverosia i legittimari.

 I legittimari

Prima di analizzare il rapporto tra eredità e donazioni, è necessario ricordare che nel nostro ordinamento se un soggetto alla sua morte lascia coniuge, discendenti o ascendenti, a questi è riservata una quota dell'eredità, detta legittima. Essa spetta ai cd. legittimari anche contro la volontà del defunto e, quindi, non può essere lesa da disposizioni testamentarie né da eventuali donazioni fatte in vita.

Più in particolare, al coniuge, oltre al diritto di abitazione sulla casa familiare, è riservata la metà del patrimonio del de cuius, ridotta a un terzo o a un quarto se egli concorre con uno o più figli.

Ai figli (o eventualmente ai loro discendenti), invece, sono riservati, a seconda che essi siano uno o più di uno, un mezzo o due terzi del patrimonio.

In mancanza di figli, un terzo del patrimonio è riservato agli ascendenti. Tale quota è ridotta a un quarto se gli ascendenti concorrono con il coniuge.

Azione di riduzione delle donazioni

Nel caso in cui il legittimario non abbia ricevuto quanto allo stesso spettante in forza delle predette garanzie, egli potrà quindi agire in giudizio per ottenere la quota che gli spetta.

Più precisamente, se a causa di alcune donazioni effettuate dal de cuius quando egli era ancora in vita un erede necessario sia stato leso, la donazione resterà comunque un atto valido ed efficace.

Tuttavia il soggetto che dalla stessa abbia subito una diminuzione dei suoi diritti successori potrà esperire la cd. azione di riduzione delle donazioni.

Secondo quanto previsto dall'articolo 559 del codice civile le donazioni si riducono cominciando dall'ultima e risalendo via via alle anteriori.

In ogni caso, ai sensi dell'articolo 555 c.c., le donazioni non si riducono se non dopo esaurito il valore dei beni di cui è stato disposto per testamento. Il che vuol dire che il legittimario che sia stato leso deve prima agire per la riduzione delle quote spettanti agli eredi e dei legati. Solo dopo, qualora risulti ancora insoddisfatto, potrà agire per la riduzione delle donazioni.

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